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Brunella Martinelli: “La mia mission per una sanità diversa: così ho trasformato un problema in lavoro”

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Brunella Martinelli

Ciao Brunella. Presentati ai nostri lettori: chi sei e di cosa ti occupi?


“Mi chiamo Brunella Martinelli, sono una biologa nutrizionista specializzata in scienze biologiche e direttore tecnico del settore laboratorio.

Dal 1994 dirigo e amministro un poliambulatorio di Roma.

Offriamo, tra i tanti servizi, percorsi incentrati sul trattamento mirato di determinate patologie e il dimagrimento del paziente, con l’obiettivo di promuovere e diffondere una cultura della nutrizione.

All’inizio di gennaio ho lanciato, insieme a mia figlia ed altri collaboratori, un’importante iniziativa nella città di Spoleto.

Si tratta di un centro nutrizionale altamente specializzato e che si compone di un grande open space per eventi e presentazione di prodotti e di una cucina attrezzata.

Per me è stata la realizzazione di un sogno, anche se l’arrivo dell’emergenza Coronavirus ha rallentato l’avvio del progetto.

L’obiettivo che ci prefiggiamo è quello di diventare un punto di contatto tra i produttori agroalimentari italiani e i consumatori finali, con l’intento di valorizzare e difendere l’immenso patrimonio del nostro Paese, che a causa dei rapidi mutamenti della società e del mercato rischierebbe altrimenti di scomparire.

Vorremmo che questo progetto coinvolgesse non solo Spoleto non tutta l’Umbria e stiamo lavorando in questo senso grazie anche al prezioso supporto della rete BNI”.


Cosa ti ha spinto ad aprire la partita Iva?


“Sono figlia di commercianti, quindi si può dire che il mondo imprenditoriale sia sempre stato nel mio Dna.

Da piccola trascorrevo ore nella bottega dei miei, ed è in questo contesto che è nata la mia passione per tutto ciò che attiene il cibo.

Dopo aver conseguito la laurea, ho lavorato per un certo periodo a Roma, dove però mi sono trovata a dovermi scontrare con un primario illustre, senza che nessuno prendesse le mie difese.

Ero giovane e da quell’esperienza ho ricavato una forte consapevolezza che mi ha spinto a voler offrire ai miei pazienti un tipo di sanità diversa, magari non in linea con quello che è il sentire comune, ma che si basa su un’attenzione particolare nei confronti della persona e sulla grande esperienza che io e i miei collaboratori abbiamo accumulato in tutto questo tempo”.


Com’è cambiata maggiormente la tua attività negli ultimi anni?


“Per tanto tempo ho lavorato come direttore tecnico di laboratorio, che è un po’ la mia prima passione.

Il laboratorio è il mio habitat naturale, al suo interno mi sento come una ‘piccola chimica’ che lavora per trovare soluzioni sempre nuove.

In seguito, con l’apertura del centro nutrizionale a Spoleto, ho dovuto necessariamente interfacciarmi con gli aspetti legati ai meccanismi imprenditoriali e alla gestione del team.

Come dicevo in precedenza, uno dei nostri obiettivi è la valorizzare dei piccoli produttori locali in campo agroalimentare, di cui l’Umbria è una terra particolarmente ricca.

Questa mission è frutto della mia innata passione per il cibo che, devo ammetterlo, ho potuto riscoprire dopo aver affrontato e superato un grave momento di crisi.

In passato ho infatti sofferto di anoressia ma alla fine sono riuscita ad uscirne stabilendo un rapporto nuovo con gli alimenti.

In un certo senso si può dire che sono stata capace di trasformare un mio problema in un lavoro e in un’occasione di business”.

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Ti è mai capitato di avviare collaborazioni di tipo professionale?


“Sul piano professionale sono una persona che tende prevalentemente ad agire secondo quelle che sono le proprie convinzioni, muovendosi magari controcorrente rispetto ad altri colleghi, e questo naturalmente mi ha spinto a valutare con grande attenzione la possibilità di instaurare delle partnership.

Per il progetto che stiamo portando a Spoleto, invece, abbiamo deciso di mettere in campo un team composto da nutrizionisti e professionisti altamente qualificati, con i quali collaboriamo attivamente.

Allo stesso modo ci siamo messi al lavoro per stringere rapporti con i produttori locali in un’ottica di valorizzazione del nostro centro ma anche del territorio che ci circonda”.


Ti è mai capitato di rimanere delusa da qualche collaborazione?


“Sì, è successo.

Ad esempio, quando ci siamo insediati in Umbria, abbiamo offerto agli altri professionisti la possibilità di utilizzare due nostri macchinari, che sono assolutamente all’avanguardia e anche particolarmente costosi.

Un’opportunità che purtroppo non è stata colta da nessuno.

In gioventù, invece, mi sono state ‘rubate’ o copiate delle pubblicazioni e questo mi ha spinto ad essere maggiormente cauta ma anche a saper valorizzare le persone con le quali si viene a creare un rapporto di fiducia”.

Brunella Martinelli

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Lorenzo Muccioli

Lorenzo Muccioli

Giornalista e Blogger

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